Intervista sul portale informativo “La Valdichiana”

Personale a Montepulciano – settembre 2014

 
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“Per studio e per diletto”, personale di Antonio Ferràgina a Montepulciano

Sarà inaugura martedì 9 settembre, alle 18.00, presso il piccolo atelier di Via dell’Opio nel Corso, 27, la mostra di pittura “Per studio e per diletto”, personale di Antonio Ferràgina.

Nato in Calabria, dove ha frequentato lo studio dello zio Salvatore, affermato pittore e scultore crotonese, Ferràgina si è laureato in architettura a Firenze e, dal ’93, vive e lavora a Montepulciano. All’attività professionale ha sempre abbinato quella artistica, prima in modo discontinuo poi con sempre maggiore assiduità. Come dimostra la rassegna, Ferràgina trova nel campo figurativo le forme espressive a lui più congeniali ed è in quest’ambito che si sviluppa la sua ricerca stilistica.

Antonio, come è nata questa mostra?

“In estrema sintesi, diciamo che parte dall’esigenza di stabilire un contatto con il mio “pubblico”. A chi parla l’opera che ho realizzato? Che reazioni sollecita? In senso più generale, qual è il pubblico dell’arte contemporanea? A mio avviso, si tratta di una problematica importantissima sia per gli autori affermati che per gli esordienti”

Quale tecnica usa per realizzare suoi i quadri?

“Mentre la mia pittura giovanile aveva accenti prevalentemente di tipo espressionista, le mie opere degli ultimi anni hanno un carattere più tradizionale e di chiara impronta figurativa. Il tema della tecnica è per me fondamentale, infatti, il titolo della mostra, “Per studio e per diletto”, contiene un esplicito riferimento al mio personale bisogno di acquisire una padronanza sempre maggiore dei mezzi espressivi. Nei miei lavori è molto importante il disegno preparatorio, ma tutta l’esecuzione del dipinto si sviluppa in più fasi di approfondimento e dettaglio. Mi dispiace non poter più utilizzare i colori ad olio per problemi di intolleranza, ma per fortuna amo tutte le tecniche pittoriche, anche se negli ultimi tempi sto facendo prevalentemente uso dei colori acrilici per la loro grande versatilità”.

A cosa si ispira nella realizzazione dei suoi quadri?

“Prima che da una ricerca estetica e stilistica mi sento sollecitato da un’esigenza interiore: oltre l’inquietante e angosciosa condizione della realtà quotidiana può esistere uno spazio interiore in cui trovare ristoro e speranza? Possono l’arte e la pittura aiutarci a immaginare un mondo e una condizione umana diversi? In fondo, così come utilizziamo abitualmente la nostra immaginazione per rappresentarci le brutture e gli orrori dell’esistenza (cosa in cui gli artisti sono bravissimi), perché non possiamo provare a utilizzarla per dare spazio ai nostri sogni? Ma per fare questo bisogna imparare di nuovo a sognare e a usare l’immaginazione e la fantasia in una prospettiva diversa. Penso che sia tutto questo che mi spinge a dipingere.

Articolo del 19-09-2013 pubblicato da “La Valdichiana”

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Montepulciano, ultimi giorni della mostra “Ritagli di emozioni”

giovedì 19th, settembre 2013 / 11:00

Scritto da Redazione

Si concluderà sabato 21 Settembre, la mostra personale “Ritagli di emozioni” dell’artista e architetto poliziano Antonio Ferragina, ospitata nella splendida cornice del centro storico di Montepulciano, in via dell’Opio nel Corso 27.

La mostra offre un quadro esauriente dell’ultima produzione di questo autore figurativo e ne documenta gli intriganti sviluppi della nuova ricerca espressiva artistica.

Abbiamo intervistato l’autore in occasione della presentazione della mostra.

Qual è il bilancio di questa sua prima personale poliziana?

“Considerati i tempi che stiamo vivendo, non posso che dichiararmi soddisfatto. Ritengo infatti fondamentale l’incontro tra  l’artista e il proprio pubblico e questa mostra mi ha dato l’opportunità di avviare nel migliore dei modi questo rapporto nel territorio in cui vivo.”

Come riesce a conciliare la professione di architetto con il suo interesse per la pittura?

“Per me sono esperienze complementari: la mia produzione pittorica è indubbiamente influenzata dalla mia formazione di architetto, mentre la pittura mi permette di dare espressione all’universo di immagini che nascono e abitano nella mia mente e non trovano spazio nel lavoro tecnico.”

In quale direzione la sta portando la nuova ricerca espressiva di cui parla nella presentazione della sua personale a Montepulciano?

“Semplificando, potrei dire che i miei riferimenti culturali si sono spostati da Cezanne a Magritte. Naturalmente, si tratta di una schematizzazione eccessiva, infatti i maestri a cui guardo sono molti di più e non è necessario che siano delle star.”

A cosa le serve il “nuovo apprendistato artistico” citato nella sua biografia?

“Con i nuovi studi sto rinnovando la mia tecnica e il mio linguaggio artistico e punto ad ottenere una maggiore chiarezza nell’esposizione e nel racconto delle storie che rappresento nelle mie opere. ”

Alla scoperta dell’immaginario in fermento di Antonio Ferràgina

Articolo di Giannino Cascardo

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Non solo acrilico, che provoca con l’aggressività della vibrazione cromatica, che Antonio riesce a domare con appropriato mix di sfumature e accostamenti, ma anche la tempera su carta, delicata e – direi – densa di poesia (“Autunno”).
Lo spettatore-fruitore comprende e apprezza la capacità tecnica, affinata e distillata in anni di insegnamento, di esperienza, di sperimentazione; gode delle linee di composizione e della struttura rigorosa dei volumi.
Come i pittori che “interpretano” e non copiano la realtà Ferràgina non teme di stravolgere le proporzioni perché intuisce e coscientemente è consapevole che il soggetto è il pretesto dell’espressione artistica.
Quello che conta è suscitare emozioni, aprire un varco nel muro della quotidianità piatta dell’individuo, abituato, quasi costretto, ad assorbire immagini quantomai assurde, soprattutto dai “media”, che rendono assuefatta la mente con “patterns” ripetitivi di situazioni, ma soprattutto di immagini che non fotografano la realtà, il vissuto angosciante in un momento di crisi.
E non solo economico.
Da qui l’apprezzamento per la pittura di Antonio, che esula dagli schemi puramente figurativi, dall’iperrealismo a se stante.
Il suo è un surrealismo alla Magritte, carico di significati, che la platea degli astanti è sfidata ad interpretare.
Sarebbe eccitante considerare ogni quadro e confrontare i propri sentimenti con l’ispirazione dell’artista!
Come nell’ “Anticamera”, dove l’attesa snervante del soggetto costretto ad una rigidità della figura, convive con un divano con richiami erotici; e quella mela, enorme, che serve a riequilibrare il volume del fiore sulla destra e della parete scura. La borsa nera che richiama subito la vista cosa contiene? Non carte, forse i desideri del personaggio, l’animo che dovrà esporre a chi lo attende.
“Crepuscolo sull’isola”: i piani (il primo con la quinta degli alberi – sono certo pini marittimi – la casetta) e poi quelli che ci portano all’infinito. Ferràgina qui mostra anche la proprietà tecnica dei colori: sa che quelli scuri “entrano” nella prospettiva e creano lo sfondo delle montagna, mentre la corsa delle nuvole s’illumina di sprazzi che disegnano un cielo tormentato e incombente in un piano intermedio, che “esce” dalla tela.
Ne “Il sonno degli dei” l’autore riesce anche a ribaltare il concetto: la maschera del dio (un moai nostrano) è più chiara rispetto al contorno, tace, ovviamente, e aspetta. Cosa? Non si sa, ma questa visione turba la figura in primo piano vista di spalle, incuriosisce i gabbiani, è lambita dalle onde.
Una tempera su carta: “L’attesa”. Dolce l’espressione della donna che aspetta l’arrivo del suo uomo. Lo scuro della parte destra della finestra (tipico degli infissi del Meridione d’Italia) è segnato dal riflesso della luce. Anche questa opera rivela (con per l’ “Anticamera”) l’atteggiamento psicologico dell’autore del quadro, che aspetta un evento, un qualcosa che si dovrà realizzare ma che appare lontano, inconcluso.
Segue “L’enigma del pavone”, un’elegante composizione perfettamente equilibrata e, anch’essa pregna di significato tutto da scoprire. A me ricorda la mitologica situazione di Leda e il cigno; la ragazza sull’altalena guata l’uccello con curiosità ma, dall’espressione intensa e tirata dei lineamenti, soprattutto con il timore di un pericolo che incombe e che proviene dalla sicurezza, dalla prepotenza del pavone, padrone della situazione e pronto all’iniziativa.
Si potrebbe continuare nell’analisi di ogni quadro di Ferràgina per una sfida interpretativa che, magari, non combacia con l’intendimento dell’artista, ma che certamente ha suscitato emozione nel fruitore.
Occorre, tuttavia, ricordarne almeno un altro: “L’inganno dei ricordi”. C’è un forte sentimento di rassegnazione nel personaggio sbiancato, nel rimpianto dei risultati di vita ottenuti e svaniti e in quelli mai raggiunti o persi.
Una silhouette, certo una donna, si china a raccogliere i fiori sulla panca portati dal personaggio, ma l’uomo non se ne accorge o non vuole farlo, immerso nei propri pensieri, e il tempo incombe dall’alto in quell’orologio che ricorda un altro famoso quadro surrealista; gli anni migliori sono scaduti e i ricordi sono la morfina per mitigare le sensazioni positive smarrite con il passare degli anni.
Ferràgina nella tecnica tradisce la sua origine bruzia, della costa a contatto con la civiltà greca, per la corposità cromatica, tipica di chi ha assuefatto da bambino la vista ai colori e ai sentimenti forti del Sud, come faceva Guttuso cantando la sua Sicilia.
Nei soggetti sfiora i temi del panteismo, quando ammira la natura, gli alberi, i fiori, le nuvole, il temporale che sta arrivando.
In quanto ai personaggi sono come, forse, è lui: ancora tutto da scoprire nella fantasia e nei significati tormentati, che cerca di celare.
Anche se, almeno una volta, si libera e si mostra nei “Pensieri felici”.

Val Seriana, 2 agosto 2013

 

Avventura di luce e colore

Articolo della Prof.ssa Antonella Milani

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Professore di Disegno e Storia dell’Arte e Architetto, il pittore Antonio Ferràgina racconta attraverso le sue opere eseguite con apparente semplicità, ma con ricchezza di particolari, freschezza e fantasia, un suo mondo Interiore.

In quel mondo parallelo riesce ad introdurre l’osservatore e lo sa stupire, liberare e rasserenare, coinvolgendolo e trasportandolo in un’avventura quasi fiabesca.

Lo definirei volentieri un poeta della pittura, un poeta che ha molto da raccontare e da condividere con chi “lo sa ascoltare”.

Ferràgina, dotato di una sensibilità particolare e raffinata, non ama esprimersi con prepotenza ma, a mio parere, riesce con garbo e determinazione ad ottenere l’attenzione che si merita.

Di fronte all’opera ”La nuova pianta” emerge l’abilità del pittore nel disporre la scena in maniera piuttosto complessa, ripartita in tre archi argentati quasi fossero una trifora attraverso la quale si osserva il racconto di un’unica storia.

Notevole è la cura messa nella rappresentazione dell’Albero della Vita, così maestoso, seducente e rassicurante.

Suggestiva la disposizione delle figure ben proporzionate e colorate con tinte pulite e ben stese, che sprigionano una gradevole armonia di giochi di luce e di colore.

Tante piccole foglie impreziosiscono e creano la trama che unisce i personaggi con l’ambiente che li circonda.

Tutto lascia trasparire la conoscenza di rapporti ed equilibri, da parte dell’artista, che niente lascia al caso e che con passione e determinazione sa creare scene ed effetti rasserenanti, ben bilanciati, pieni di luce e di colore.

Rio Marina, 14/07/2013